Come è cambiata la contraccezione
in italia negli ultimi trenta anni?
Negli ultimi trent’anni sono stati registrati profondi
cambiamenti sia nella scelta delle metodiche contraccettive
nel loro complesso, sia nella disponibilità di nuove
associazioni estroprogestiniche.
Per quanto riguarda i metodi di barriera è stata,
per fortuna, ben definita a tutti i livelli, soprattutto
tra i giovani l’importanza dell’uso del profilattico
quale migliore protezione dalle malattie sessualmente trasmissibili.
I dispositivi intrauterini si sono susseguiti nel tempo con
forme e caratteristiche differenti, fino ad arrivare a quelli “medicati” con
progestinici. Questi realizzano un perfetto compromesso tra
la contraccezione intrauterina meccanica e quella ormonale
propriamente detta. Questo tipo di contraccezione si è dimostrata
particolarmente utile per le donne con flussi menorragici
o intensamente dismenorroici.
Nell’ambito della contraccezione ormonale si è osservato
un progressivo miglioramento delle formulazioni. Sono state
introdotte nuove molecole progestiniche, e progressivamente
si è assistito alla riduzione dei dosaggi della componente
estrogenica e progestinica. Questo ha consentito alla contraccezione ormonale
di raggiungere, via via, una neutralità metabolica
soprattutto nei confronti del metabolismo glucidico e lipidico,
e di ridurre notevolmente il rischio tromboembolico legato
principalmente alla componente estrogenica.
Inoltre, negli ultimi anni, sono state introdotte nella pratica
clinica nuove vie di somministrazione al di là di
quella classica orale. Si tratta di vie di somministrazione
a “lento rilascio”, rappresentate da quella transdermica,
sotto forma di cerotto da sostituire settimanalmente (tre
nell’arco di ventun giorni), e da quella trans-vaginale,
sotto forma di anello o ring, da lasciare in sede per ventun
giorni. Queste nuove vie di somministrazione hanno consentito
un miglioramento della sicurezza ed un incremento dell’accettabilità.
Benessere della donna e contraccezione, è l’argomento
del I° Congresso
della S.I.C.: come e perchè sono legati questi concetti?
Da oltre quarant’anni il benessere della donna è influenzato
dalla disponibilità dei contraccettivi ormonali. La contraccezione ormonale, infatti, è da
considerarsi una delle più rivoluzionarie scoperte dell’ultimo
secolo per l’impatto scientifico, socio-culturale e psicosessuale
che ha prodotto. Presentandosi come un contraccettivo reversibile, efficace,
ben tollerato e sicuro, si presenta come uno strumento indispensabile per
una corretta pianificazione familiare. Consente di evitare gravidanze indesiderate
e quindi di ricorrere all’aborto volontario, favorisce l’emancipazione
femminile mettendo nelle stesse donne la possibilità di una contraccezione
sicura, consente di modulare la propria sessualità senza i timori
della gravidanza non voluta. A questo si aggiungono le sempre più numerose
conferme sul ruolo preventivo e/o terapeutico della contraccezione ormonale nei confronti
di varie patologie (neoplasie, endometriosi, acne e irsutismo, dismenorrea,
sindrome premestruale, ecc.) che secondo una corretta pratica clinica,
dovrebbe comunque essere sfruttato solo qualora esista il presupposto contraccettivo.
Si tratta quindi di vantaggi extracontraccettivi che enfatizzano i benefici
di una contraccezione ormonale sicura.
C’è un rapporto tra la scarsa diffusione
della contraccezione e il tasso di interruzione volontaria
di gravidanza? Se cresce la coscienza
contraccettiva, si ha una diminuzione proporzionale delle interruzioni volontarie
di gravidanza?
Esiste sicuramente un’importante correlazione tra l’utilizzazione
della contraccezione ormonale ed il tasso di interruzione volontaria di gravidanza
(IVG).
In Italia con l’approvazione della legge 194 del 1978 si è verificato
un iniziale aumento delle IVG con un picco nel 1982/1983 cui è seguita
una progressiva e costante diminuzione delle stesse dell’ordine di
circa il 5% annuo. Vale la pena ricordare che la riduzione dell’aborto
volontario in Italia è temporalmente correlata con la diffusione della
contraccezione estroprogestinica (da un 6,3% di utilizzatrici nel 1985, fino
ad un 19,4% nel 2001). Tuttavia bisogna puntualizzare che l’IVG è un
fenomeno molto complesso in parte indipendente dalla contraccezione stessa.
Può essere, infatti, praticata a fini terapeutici in caso di patologie
fetali, cromosomiche, genetiche o di altra natura, diagnosticabili precocemente
con le metodiche di diagnosi prenatale. Questo è uno dei motivi per
cui non si potrà mai assistere ad una completa “cancellazione” del
fenomeno IVG, ma il progressivo auspicato incremento dell’utilizzazione
di contraccettivi efficaci potrà garantire un’ulteriore riduzione
delle IVG.

Variazioni percentuali delle
IVG in Italia in funzione
del
progressivo
incremento dell’uso della contraccezione ormonale
(dati ISTAT 2002)
Dalla
sua esperienza di vicepresidente della società europea di ginecologia
endoscopica (ESGE), ci sono differenze tra le scelte contraccettive delle
italiane di oggi e quelle del resto d’europa?
Le scelte contraccettive delle donne italiane sono in parte
differenti da quelle di altri paesi europei. Da un rapporto del CENSIS
del 2000 emerge che il 31,6% delle coppie italiane utilizza come metodo
contraccettivo il coito interrotto, il 28,4% il condom e solo il 20,9%
la pillola.
In altri paesi europei la percentuale di donne utilizzatrici
di contraccettivi orali è di gran lunga superiore.
La situazione Italiana cambia a seconda delle realtà macroregionali
e regionali, con una diffusione dell’uso della pillola maggiore
nell’Italia settentrionale, inferiore in quella meridionale e
differente a seconda della regione considerata. È di grande
interesse notare che la Sardegna, presenta una percentuale
di donne utilizzatrici di estroprogestinici pari a circa
il 30%, ponendosi al
primo posto tra le varie regioni italiane, verosimilmente
in funzione della costante campagna educativa della Ginecologia
Universitaria e
dei Consultori.
Trend Italia % donne utilizzatrici
O.C.

Proiezione 2002
% donne utilizzatrici O.C.
Proiezione 2002
Distribuzione regionale %
donne utilizzatrici O.C.
Proiezione 2002
% donne utilizzatrici O.C.
in Europa
Proiezione 2002
Quali sono i pregiudizi piu diffusi alla base della
scarsa diffusione della contraccezione ormonale?
Oltre alla paura infondata delle possibili correlazioni
tra ormoni e patologia neoplastica, ciò che maggiormente influenza
in senso negativo la diffusione della contraccezione ormonale è rappresentato,
paradossalmente, da quelli che vengono definiti effetti collaterali “minori”.
Oltre alle alterazioni del ciclo come spotting, riduzione del flusso
ecc., questi sono rappresentati principalmente dalla paura della
ritenzione idrica e dell’incremento ponderale, dalla tensione
mammaria, dalla cefalea, dalle alterazioni dell’umore. La rara
riduzione della libido può in alcuni casi creare qualche disagio
psicologico soprattutto durante i primi cicli di somministrazione.
L’incidenza dei vari effetti collaterali si modifica a seconda
del dosaggio dell’etinilestradiolo e del progestinico, oltre
a giocare un ruolo importante il tipo di progestinico utilizzato.
Questo è il motivo per cui diviene fondamentale “personalizzare” la
scelta del contraccettivo ormonale, spiegando al momento della prescrizione
il meccanismo d’azione e informando sulla possibilità reale
che i sintomi collaterali così fastidiosi nel primo periodo,
si attenuino nel corso dei cicli successivi.
Esiste un metodo contraccettivo ideale
a seconda delle fasce di età?
Non si può parlare di metodo contraccettivo ideale a seconda
della fascia di età della donna, ma si deve tuttavia ricordare
come le abitudini sessuali e le esigenze personali cambino a seconda
che si consideri una “giovane” o “giovanissima” donna,
piuttosto che una donna più “matura”.
Nell’adolescente l’uso del contraccettivo orale è sicuramente
il metodo più sicuro nell’impedire una gravidanza indesiderata.
Se a questo si associa la facilità d’uso, la reversibilità del
metodo, gli scarsi rischi e il basso costo, è facile intuire
il perché della sua reale diffusione. In alcune particolari
situazioni, inoltre, si può sfruttare il suo ruolo terapeutico,
come nei casi di giovani donne desiderose di contraccezione in cui
esista una condizione di iperandrogenismo, o dismenorrea o con una
imponente sindrome premestruale.
È
necessaria una sicura informazione sull’uso corretto della
pillola, in aggiunta ad una precisa informazione sulla possibilità di
prevenire la trasmissione delle malattie sessualmente trasmissibili,
associando alla pillola l’uso del profilattico.
D’altro canto l’uso della pillola diviene quanto mai
appropriato nella donna in perimenopausa in virtù dell’associazione
tra effetto contraccettivo e terapeutico. È evidente che in
questo periodo della vita le possibilità di concepire un figlio
si riducano drasticamente, ma di contro aumenta il rischio di concepire
feti con molteplici alterazioni cromosomiche. Inoltre si tratta spesso
di gravidanze con aumentata incidenza di complicanze materno-fetali,
diabete, ipertensione ecc. Di qui la necessità di un metodo
pratico, ma allo stesso tempo sicuro. In questo periodo, inoltre,
sono frequenti alterazioni dell’equilibrio tra estrogeni e
progesterone con una derivata condizione di iperestrogenismo relativo
ed aumentata stimolazione dei recettori per gli estrogeni. Questo
comporta un maggior rischio di patologie estrogeno-dipendenti, che
coinvolgono l’endometrio e la mammella. Nel caso di donne diabetiche
potrebbe essere favorito l’uso di contraccettivi locali, come
lo IUD o il profilattico, sicuramente consigliati anche nelle donne
affette da ipertensione e gravi dislipidemie, specie se fumatrici.
Quale ruolo ha il partner maschile nella scelta del contraccettivo?
È necessario distinguere le donne in due principali categorie e cioè quelle
con un partner fisso, facenti parte in qualche modo di una coppia, e quelle
senza partner stabile. È facile intuire che solo nel primo caso il partner
maschile può avere un certo ruolo nella scelta del metodo contraccettivo.
Di solito comunque si tratta di un ruolo secondario che si realizza nella richiesta
di un metodo sicuro e possibilmente “impercettibile”. Il più delle
volte è la donna che confrontandosi con il ginecologo di fiducia propende
per uno o un altro metodo.
In tutti i casi di donne “single” la scelta del metodo contraccettivo è affidata
esclusivamente alla donna dietro consiglio specialistico.
Quale è il compito più rilevante che attende
la S.I.C.?
Il compito principale della S.I.C. (Società Italiana della Contraccezione) è,
senza dubbio, quello di diffondere un bagaglio di informazioni chiare ed esaurienti
sul problema della contraccezione e di promuovere il discorso della contraccezione
stessa in senso generale. Il bersaglio sociale è rappresentato da tutte
le donne in età fertile che non intendano affrontare la gravidanza o
che desiderino rimandare tale evenienza. Sono principalmente chiamate in causa
tutte coloro le quali non abbiano un punto di riferimento nel ginecologo di
fiducia o che fino a questo momento si siano autogestite nelle scelte contraccettive.
A tutte, comunque, si cercherà di garantire risposte precise ai problemi
pratici in “reale time”.
Quali media (internet, sms, televisione,
riviste femminili, ecc.) sono a suo avviso i più adatti a suscitare una
coscienza contraccettiva nella popolazione?
L’informazione, qualsiasi sia il mezzo con cui venga effettuata, ha sempre
un ruolo fondamentale nell’educazione della popolazione. Sicuramente
televisione e riviste femminili giocano un ruolo di primaria importanza se
ci riferiamo ad una informazione che ha come obiettivo quello di creare una
coscienza contraccettiva nella popolazione. Attualmente si sta via via diffondendo,
soprattutto tra le giovani generazioni la tendenza a “navigare” su
Internet alla ricerca di risposte più esaurienti. Il problema principale,
infatti, non è la quantità dell’informazione: ovunque ormai
si legge e si sente parlare di contraccezione! Ciò che conta è la
qualità dell’informazione che spesso lascia a desiderare o che,
volutamente, appare poco chiara. La S.I.C. nasce col preciso proposito di superare
questo problema, diffondendo attraverso dibattiti scientifici le più corrette
ed aggiornate informazioni.