| Gian Benedetto
Melis, M. Francesca Marotto (Dipartimento
Chirurgico Materno-Infantile e di
Scienze delle Immagini, Clinica Ginecologica
Ostetrica e di Fisiopatologia della
Riproduzione Umana, Università degli
Studi di Cagliari). |
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La contraccezione effettuata mediante l’inserimento in utero
di particolari dispositivi (IUD o spirale) già poco diffusa
negli Stati Uniti, perché ritenuta responsabile dell’insorgenza
di troppi effetti collaterali, ha visto negli ultimi
anni una progressiva riduzione della sua diffusione anche nei paesi
europei. La dismenorrea, l’entità del flusso mestruale,
e i sanguinamenti intermestruali, infatti, sono generalmente aumentati
nelle portatrici di spirale. La causa principale di tali effetti
collaterali è da
riferire ad un meccanismo di reazione da parte dell’utero
alla presenza di un “corpo estraneo” che stimola
la sua contrattilità (elevato rilascio locale di prostaglandine).
Non si può tuttavia escludere come causa un meccanismo diverso
legato anche alla presenza del rame (aumentata permeabilità vasale
locale).
Tali manifestazioni sono più rare nei casi in cui vengano
utilizzati dispositivi intrauterini medicati con progestestinici
(come il levonorgestrel, Mirena). La presenza di tali ormoni, infatti,
riduce la contrattilità uterina e favorisce una progressiva
atrofia dell’endometrio. Questa caratteristica li rende utili
in caso di menometrorragie disfunzionali e, talvolta, anche
nelle pazienti con dolore pelvico cronico.
Una ulteriore complicanza legata all’uso della spirale è rappresentata
dalla perforazione dell’utero con possibile
passaggio del dispositivo nella cavità peritoneale. La frequenza
di tale evento, che è influenzata dal tipo di spirale, dalla
conformazione dell’utero e dalla tecnica di inserzione, è tuttavia
molto rara.
L’insorgenza della malattia infiammatoria pelvica
(PID), è più frequente nelle donne portatrici
di IUD, verosimilmente conseguente ad una contaminazione della cavità endometriale
al momento dell’inserzione. Numerosi fattori influenzano tale
rischio tra questi la nulliparità, l’attività sessuale
con partner multipli e precedenti episodi di PID. Sembrerebbe ridotto,
invece, per gli IUD medicati al progesterone.
Appare chiaro da tutto ciò che esistano donne
per le quali tale metodica contraccettiva appare controindicata
(tendenza all’ipermenorrea e menometrorragie, dismenorrea,
pregressi episodi di PID, malformazioni uterine, nulliparità,
etc.).
I suoi vantaggi sono rappresentati dalla possibilità di
effettuare una contraccezione sicura, continua e di lunga durata,
senza un impegno quotidiano della donna o della coppia. L’assenza
di effetti sistemici lo rende il metodo di scelta in caso di alcune
controindicazioni all’uso della pillola.
Tale metodo contraccettivo viene, infatti, considerato
una valida alternativa per tutte quelle donne che presentano controindicazioni
all’uso degli estroprogestinici o che lo scelgano liberamente.
L’introduzione nella pratica clinica dei contraccettivi ormonali
cosiddetti a “basso” o “bassissimo” dosaggio
e la possibilità di somministrare gli estroprogestinici attraverso
nuove vie quali la transvaginale e transdermica ha fatto si che
quello ormonale sia, oggi, il metodo contraccettivo più diffuso
e più efficace. La progressiva riduzione delle componenti
ormonali, senza perdita di efficacia, con evidente diminuzione
degli effetti collaterali e concomitante neutralità metabolica,
ha consentito nel tempo di includere tra le possibili candidate
all’uso della pillola tutte quelle donne con bassa tollerabilità e
accettabilità per le “vecchie” pillole a maggiore
contenuto estroprogestinico. Inoltre, se il presupposto fondamentale
della contraccezione orale è quello di evitare una gravidanza
indesiderata, non bisogna dimenticare tutti i vantaggi extracontraccettivi
della pillola che non si possono ottenere con la contraccezione
intrauterina.
Si può concludere, pertanto, che la contraccezione intrauterina
rappresenta una valida alternativa all’uso della pillola in
tutti i casi in cui non siano indicati gli estroprogestinici, considerando
che ad essa si associano, talvolta, fastidiosi effetti collaterali
che possono influenzare il benessere psico-fisico della donna. Inoltre
la necessità di una contraccezione sicura è attualmente
richiesta di gran lunga dalle giovanissime donne per le quali come
già detto la contraccezione intrauterina non rappresenta
certo il metodo di prima scelta.